Irvine Welsh

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Biografia Irvine Welsh

Biografia Irvine Welsh

Irvine Welsh è uno scrittore scozzese.
Risiede prevalentemente a Dublino per motivi fiscali (in Irlanda gli scrittori non pagano le tasse) e trascorre i mesi invernali a Miami, dopo aver vissuto e lavorato a Edimburgo, Amsterdam e Londra. Tiene corsi di scrittura creativa a Chicago, dove ha conosciuto la sua seconda moglie mentre questa lavorava come cameriera. Ciò nonostante, tutta la sua opera è indelebilmente legata a Leith, il sobborgo portuale di Edimburgo dov'è nato e ha vissuto durante la sua infanzia e giovinezza, trascorsa in un complesso di case popolari. È stato definito da alcuni critici inglesi Il Céline degli anni novanta. È accomunabile per le tematiche ad altri scrittori emersi a partire dagli anni novanta, come Douglas Coupland, Chuck Palahniuk e Michel Houellebecq, ma se ne differenzia fortemente per lo stile che non è minimalista, ma altresì fortemente espressivo e contaminato con il parlato.
Figlio di un commerciante di tappeti e di una cameriera, cresciuto in un quartiere di case popolari, Irvine Welsh abbandona presto la scuola, per intraprendere un'infinità di lavori umili, tra cui lo spazzino (e proprio come spazzino comparirà in un piccolo cammeo nel film Acid House), finché nel 1976 si trasferisce a Londra e aderisce alla rivoluzione punk. In quel periodo, comincia anche a sperimentare le più diverse sostanze stupefacenti. Testa rasata da ex punk, ormai ex-tossicodipendente, Irvine Welsh ha cominciato a scrivere mentre era ai servizi sociali, dopo aver letto il romanzo Dockerty (1975) di William McIllvaney. Scrive Trainspotting solo per se stesso, cercando di ricreare l'eccitazione che si prova andando a un rave o in un club house e utilizzando il dialetto scozzese, perché più funky rispetto allo Standard English. Solo successivamente, un'amica legge il romanzo e lo propone alla rivista Rebel Inc., su cui ne verranno pubblicati alcuni brani, che attireranno su di lui l'attenzione degli editori. Il direttore della rivista, Kevin Williamson, diventa suo amico personale e mentore e pubblica una clamorosa intervista a Welsh, scritta mentre ambedue erano sotto l'effetto di MDMA.
La narrativa di Welsh si segnala sulle altre composizioni degli anni novanta per il suo stile peculiare, che tratteggia i personaggi e gli ambienti con estrema vividezza ed efficacia, prediligendo quasi sempre situazioni borderline o comunque casi limite della più variegata umanità. Sarebbe in ogni caso molto riduttivo considerarlo, come pure si è fatto agli inizi, uno scrittore di droghe ed emarginazione o un autore essenzialmente autobiografico, in quanto egli ha saputo progressivamente dimostrare negli anni di possedere un respiro ben più ampio e una curiosità senza limiti verso ogni sfaccettatura della vita.
Diventato ben presto una figura di culto, grazie all'immediato successo del suo primo romanzo e della relativa splendida versione cinematografica ad opera di Danny Boyle, in questi anni Welsh ha raccolto consensi sia da parte della critica che del pubblico, per la sua capacità di descrivere atmosfere, situazioni, spaccati di vita reale, caratteri e sentimenti dei suoi personaggi in modo crudo, ma sfacciatamente reale, mettendo anche a nudo le debolezze e le virtù dei suoi contemporanei. Il suo è un realismo esasperato e viscerale, che ricorda per certi versi autori come Balzac o Zola, ma allo stesso tempo visionario e beffardo, in questo ricollegandosi alla tradizione novecentesca della transgressional fiction di scrittori come il già citato Louis-Ferdinand Céline, Henry Miller, William S. Burroughs, Hubert Selby Jr. o Bret Easton Ellis. Irvine Welsh d'altra parte si considera un appartenente alla tradizionale letteratura della working class (classe operaia) anglosassone, di cui avrebbe solo aggiornato forma e sostanza.
Cifra stilistica del nostro è la struttura polifonica delle sue opere, ottenuta mediante l'utilizzo di più voci narrative in prima persona, che si alternano nel corso della narrazione, proponendoci molteplici punti di vista. Ogni personaggio importante ha modo così di esprimere la sua posizione e di emergere in maniera indimenticabile, tramite un uso personalissimo della lingua adoperata, mai piatta e banale, sempre vicina al parlato, ma allo stesso tempo originale e sapientemente letteraria. Anche in un romanzo come il Lercio (forse la sua opera più riuscita e vero bestseller in Gran Bretagna, con più di un milione di copie vendute nell'edizione economica), apparentemente narrato tutto in prima persona dall'investigatore Bruce Robertson, è presente in realtà il contraltare della voce narrante del verme solitario che alloggia nell'intestino del protagonista. Lo stesso famosissimo Trainspotting nasce in origine come una serie di racconti in prima persona di personaggi allo sbando, tossici, alcolizzati, disadattati, che narrano ognuno una sua storia, un pezzetto alla volta, e solo in seguito viene agglomerato come opera unitaria e originalissima. Da segnalare anche il meritorio lavoro compiuto dai traduttori italiani che hanno dovuto letteralmente inventare un gergo fantasioso per rendere in italiano il coloritissimo dialetto scozzese di I. Welsh, ricorrendo spesso a neologismi curiosi come pescepatate (fish&chips), lavapoco, pezzalculo, ecc.
Caratteristica curiosa delle opere di Welsh è la presenza ricorrente degli stessi personaggi da un racconto o romanzo all'altro, in un complicato intrecciarsi di vicende, che vanno sempre più a costituire come tanti tasselli di puzzle una Commedia Umana di stampo balzacchiano, che ripercorre la storia del sottoproletariato di Leith negli anni ottanta e novanta e allo stesso tempo ritrae in maniera esemplare l'eterna natura umana con tutte le sue virtù e soprattutto imperfezioni. Contestualmente, vengono ricostruite in maniera fedele le sottoculture giovanili scozzesi post-punk come quella dell'eroina, gli hooligan, l'acid house e il movimento dei raver, con la prospettiva interna e partecipata del protagonista-testimone di una stagione ormai irrimediabilmente chiusa e spesso rimpianta nostalgicamente, in quanto - sia pure spesso violenta e autodistruttiva - più vera e vitale della successiva Cool Britannia di Tony Blair, tutta orientata verso il culto dell'apparire, il business e la gentrificazione dei quartieri popolari.
I suoi personaggi condividono spesso la passione calcistica per gli Hibs e viceversa l'odio per gli Hearts (la squadra di Edimburgo tradizionalmente legata ai protestanti, ai lealisti della corona inglese e ai massoni), il disprezzo per gli abitanti della protestante e industriale Glasgow (detti spregiativamente glasvegani) opposta alla più cattolica e colta Edimburgo, le origini cattoliche (autoctone o di discendenza irlandese o italiana), l'orgoglio di essere leithiani e di appartenere alla working class, il disincato verso il patriottismo scozzese giudicato superficiale e inconsistente, un rapporto di amore-odio verso Sean Connery, il rimpianto per il vecchio partito Labour (socialista e vicino ai sindacati), la simpatia per gli indipendentisti irlandesi e la loro causa. Fa clamorosamente eccezione Bruce 'Robbo' Robertson, il protagonista negativo del Lercio, che è un cattivo poliziotto, anti-papista, orangista, massone e tifoso degli Hearts.
A una lettura superficiale, le opere di Welsh parrebbero indicare una visione del mondo nichilista, anarcoide e distruttiva, cosa però smentita dal suo amore viscerale per la vita in tutti i suoi aspetti, anche i più sordidi, e dal suo ottimismo di fondo, che si esprime anche attraverso la presenza quasi immancabile di un lieto fine, sia pure molto travagliato, nelle sue storie. I cattivi alla fine tendono sempre a essere puniti e i buoni a superare le difficoltà. In questo, sicuramente si differenzia da autori molto più pessimisti come Céline o Houellebecq.