Dario Fo

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Giallista
Fantascienza
Romanziere
Poeta
Saggio
Tutti
Top Autori
Top Libri
Novita'
Contattaci
Aggiungi ai favoriti
Biografia Dario Fo

Biografia Dario Fo

Dario Fo un regista, drammaturgo, attore e scenografo italiano. Vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1997 (era già stato candidato nel 1975). I suoi lavori teatrali fanno uso degli stilemi comici dell'antica commedia dell'arte italiana e sono rappresentati con successo in tutto il mondo. In quanto attore, regista, scenografo, drammaturgo, costumista, e impresario della sua stessa compagnia è uomo di teatro a tutto tondo, sull'esempio di Eduardo De Filippo.
È famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale e per l'impegno politico nell'area di sinistra. Fu tra gli esponenti, con la moglie Franca Rame, del Soccorso Rosso Militante.

Figlio di Felice e Pina Rota, è cresciuto in una famiglia intellettualmente vivace, trovandosi fin dall'infanzia a contatto con le favole del nonno e con i racconti di viaggiatori e artigiani. Saranno poi proprio gli affabulatori di paese, ripetutamente citati e ricordati da Fo, coloro che, grazie alla loro capacità di raccontare gli avvenimenti, ispireranno l'artista nel corso degli anni.

Durante la seconda guerra mondiale si arruolò volontario tra i paracadutisti del Battaglione Azzurro di Tradate nella Repubblica Sociale Italiana. Fo si era arruolato nel battaglione A. Mazzarini della Guardia Nazionale. Sulla rivista Gente, il 4 marzo 1978, venne pubblicata una fotografia di Dario Fo con la divisa da parà repubblichino.
Fo parlò di una "momentanea e forzata presenza nella sezione addestramento della contraerea dell'aeronautica" dichiarando: "Io repubblichino? Non l'ho mai negato. Sono nato nel '26. Nel '43 avevo 17 anni. Fin a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera" e spiegando di essersi arruolato volontario per non destare sospetti sull'attività antifascista del padre.
Il sergente maggiore istruttore dei paracadutisti fascisti, Carlo Maria Milani, durante un processo asserì che Dario Fo militò con la RSI e "l'allievo paracadutista Fo era con me durante il rastrellamento della Val Cannobina per la riconquista dell'Ossola, e il suo compito era portare delle bombe".
Il passato di Fo scatenò in seguito diverse critiche negative.

Compiuti gli studi all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, dal 1950 cominciò a lavorare per la radio e la televisione come attore e autore di testi satirici.
Il 24 giugno 1954 Dario Fo sposò l'attrice e collega Franca Rame a Milano nella basilica di Sant'Ambrogio. Trasferitosi a Roma, dal 1955 al 1958 lavorò come soggettista per il cinema.
Nel 1956 scrisse e interpretò, insieme al drammaturgo Franco Parenti, un varietà per la radio intitolato Non si vive di solo pane, che lo stesso Fo ricorderà in seguito come uno dei suoi programmi di maggior successo.
Dal 1958 al 1968 Fo e la moglie, che nel frattempo avevano fondato la "Compagnia Dario Fo - Franca Rame", prepararono una serie di brevi pezzi per lo spettacolo di varietà televisivo della RAI Canzonissima. La censura intervenne così spesso che abbandonarono la televisione in favore del teatro.
Le commedie prodotte tra il 1959 e il 1961 avevano la struttura della farsa dilatata e arricchita da elementi di satira di costume. Con atteggiamento critico verso quello che lui denominava "teatro borghese", Fo cominciò a recitare in luoghi diversi dai teatri quali piazze, case del popolo, fabbriche dove trovava naturalmente un pubblico diverso composto soprattutto dalle classi subalterne (per la biografia di Fo il testo di Chiara Valentini, riportato nella bibliografia finale, resta assolutamente imprescindibile).

Nel 1968 venne fondato il gruppo teatrale "Nuova Scena" con l'obiettivo di ritornare alle origini popolari del teatro ed alla sua valenza sociale. Le rappresentazioni avvenivano in luoghi alternativi ai teatri ed a prezzo politico. Nel 1969 Fo portò in scena con grande successo Mistero buffo; egli, unico attore in scena, recitava una fantasiosa rielaborazione di testi antichi in Grammelot. Il Grammelot è un linguaggio teatrale derivato dalla tradizione della Commedia dell'Arte costituito da suoni che imitano il ritmo e l'intonazione di un idioma reale. Fo utilizzò il padano, che imitava i vari dialetti parlati nella Val Padana (sui monologhi di Fo si vedano i libri di Pizza e Soriani riportati in bibliografia).
Il Mistero buffo di Dario Fo costituisce, per certi versi, l'atto di fondazione (il modello archetipico) di quel quasi-genere che si è soliti definire come teatro di narrazione e che annovera tra i suoi esponenti di spicco autori-attori come Marco Paolini, Marco Baliani, Laura Curino (la cosiddetta prima generazione: i narratori nati negli anni '50) ed Ascanio Celestini e Davide Enia (la seconda generazione: i narratori nati negli anni '70). Tracce dell'insegnamento di Fo si possono scorgere anche negli affabulatori comici come Paolo Rossi o in attautori come Andrea Cosentino che fondono il teatro di narrazione con la performatività del cabaret televisivo.
Negli anni settanta, Dario Fo si schierò con le organizzazioni extraparlamentari di estrema sinistra e fondò il collettivo "La Comune" con la quale tentò con grande passione di stimolare il teatro di strada. Al 1970 risale Morte accidentale di un anarchico col quale Fo tornò alla farsa ed all'impegno politico; era chiaramente ispirata al caso della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli ma, per evitare la censura, si ispirava ufficialmente ad un evento analogo avvenuto negli Stati Uniti all'inizio del XX secolo. Nell'opera Luigi Calabresi è il "dottor Cavalcioni" che posiziona gli interrogati a cavalcioni di una finestra accreditando la tragica menzogna della defenestrazione dolosa dell'anarchico. In quel periodo infatti fu tra coloro che ritenevano il commissario Luigi Calabresi (ucciso poi nel 1972) responsabile della morte di Giuseppe Pinelli: Fo firmò infatti l'appello pubblicato sul settimanale L'Espresso che chiedeva di intervenire contro Calabresi.
La vicenda si svolge in una stanza della procura centrale di Milano con protagonista quel "Matto" che ricorre spesso nel teatro di Fo quando occorre rivelare verità scomode. Il matto adotta vari travestimenti (psichiatra, giudice, capitano della scientifica e vescovo) medianti i quali la versione ufficiale dei fatti mostra tutte le sue contraddizioni e, nel tentativo di costruire una versione plausibile, emergono ancora altre esilaranti incongruenze.
In questo periodo, comunque, Fo, con la moglie Franca Rame, torna in televisione per un ciclo chiamato "Il teatro di Dario Fo" (Rete 2, dal 22 aprile 1977, ore 20.30). Questa serie di trasmissioni porterà il futuro Premio Nobel ad essere apprezzato da una ancor più vasta schiera di persone, come solo la televisione può fare. Vengono proposte tutte le "pièces" montate nella Palazzina Liberty dell'antico Verziere di Milano (da cui è anche trasmessa la serie).
I titoli proposti sono: Mistero Buffo, che apre il ciclo, Settimo: ruba un po' meno, Isabella, tre caravelle e un cacciaballe e Parliamo di donne quest'ultimo interpretato dalla sola Franca Rame. Per non smentire la sua fama rivoluzionaria, per non dire "eversiva", la serie, ed in particolare Mistero Buffo attirò l'attenzione del Vaticano che per bocca del cardinale Poletti reagì molto duramente al linguaggio trasgressivo che popola le rappresentazioni della celebre coppia di artisti. Una curiosità, anche se autore di molte canzoni (soprattutto per Enzo Jannacci), per l'unica volta in tutta la sua carriera si trovò nella hit parade dei 45 giri, anche se in posizioni basse, con la sigla del programma dal titolo ironico "Ma che aspettate a batterci le mani".

Il teatro di Fo possiede la caratteristica di cogliere l'attualità anche in argomenti che a prima vista ne sono lontani; altra costante è quella dell'anticlericalismo. Questi due elementi sono evidenti nella commedia del 1989 Il papa e la strega che prende spunto dall'approvazione di una legge sulla droga che voleva essere molto repressiva ma che ebbe scarsi risultati. Come sempre l'impianto è farsesco e la vittima della satira è la miopia dimostrata dal governo nella stesura della legge con l'appoggio della Chiesa.
Sempre nel 1989, la sua satira del servilismo ha un tassello in più nella curiosa partecipazione allo sceneggiato TV I promessi sposi di Salvatore Nocita, dove interpreta a suo modo il dottor Azzeccagarbugli. Particolare: in questa trasposizione filmica del romanzo di Alessandro Manzoni gli attori, fra molte polemiche, recitano tutti (compreso Alberto Sordi nella parte di don Abbondio) in inglese: l'unico che si rifiuta è lo stesso Fo, che per questo conserverà il ruolo nell'edizione italiana ma verrà sostituito dal britannico John Karlsten in quella internazionale.
Il 1992 fu l'anno della celebrazione dei cinque secoli dalla scoperta dell'America e Fo la raccontò alla sua maniera in Johan Padan a la descoverta de le Americhe dove un povero della provincia bergamasca, cercando di sfuggire all'Inquisizione scappa da Venezia per approdare in Spagna e giungere infine, con una serie di vicende, nel nuovo mondo. Qui Fo, per proporre una rilettura della storia alternativa a quella ufficiale, utilizza lo stratagemma dell'eroe per caso che ha il suo piccolo ruolo in una vicenda più grande di lui. Sono molti i punti in comune con Mistero buffo: anche qui si utilizza un divertente grammelot padano-veneto in un testo dove il messaggio stesso è divertente, in una favola dove il comico fornisce il suo dissacrante punto di vista del mondo. Anche in questo caso Fo è solo in scena interpretando tutti i personaggi (sul Johan Padan si veda il contributo di Cristopher Cairns nel volume Coppia d'arte - Dario Fo e Franca Rame riportato nella bibliografia conclusiva).

Negli ultimi anni, la produzione di Fo ha continuato a seguire le due strade parallele della commedia farsesca (Il diavolo con le zinne, 1997) e del monologo costruito sul modello archetipico del Mistero buffo (da Lu santo jullare Francesco del 1999 allo spettacolo-lezione Il tempio degli uomini liberi del 2004).
Nel 1999, Dario Fo è stato insignito della laurea honoris causa all'Università di Wolverhampton insieme a Franca Rame.
L'avvento del secondo governo Berlusconi lo ha nuovamente sospinto verso una produzione civile e politica che si è infine concretizzata nell'allestimento di opere satiriche proprio su Berlusconi, da Ubu rois, Ubu bas a L'Anomalo Bicefalo, scritta insieme con la moglie Franca Rame: quest'ultima è commedia sulle vicende giudiziarie, politiche, economiche del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in cui Fo impersona il premier che, dopo aver perso la memoria in seguito ad un incidente, riuscirà a riacquistarla confessando la verità sulle sue vicende. Della commedia è stata temporaneamente impedita la diffusione televisiva, a causa della querela presentata da Marcello Dell'Utri, in quanto l'opera citava alcune sue vicende giudiziarie (su L'Anomalo Bicefalo si veda l'articolo di Scuderi nella bibliografia finale).
Contemporaneamente ha portato in scena, insieme a Giorgio Albertazzi, una serie di spettacoli-lezioni sulla storia del teatro in Italia, spettacoli trasmessi anche in televisione, su Raidue.
Nel 2005 Fo viene insignito della laurea honoris causa all'Università della Sorbona di Parigi, mentre l'anno successivo, nel 2006, la stessa onorificenza gli viene assegnata dalla Università La Sapienza di Roma (l'unico insieme a Luigi Pirandello e Eduardo de Filippo).
Il 29 gennaio 2006 è stato candidato alle elezioni primarie dell'Unione per designare il candidato a sindaco di Milano ottenendo il 23,1% dei voti, secondo piazzato dopo il vincitore Bruno Ferrante: la campagna elettorale per le primarie del premio Nobel è raccontata dal documentario Io non sono un moderato di Andrea Nobile. Alle consultazioni comunali del capoluogo lombardo ha lanciato una propria lista civica che ha ottenuto appena il 2,12% dei consensi, ma sufficienti per far eleggere Fo consigliere comunale. Il 17 febbraio 2007 è stato a Vicenza, alla manifestazione contro la costruzione dell'aeroporto militare americano presso il Dal Molin. Nel 2008 collabora con il cantautore pavese Silvio Negroni scrivendo il brano "La verzine e o Piccirillo", che Negroni eseguirà nell'album del suo gruppo I fio dla nebia.