Storia Di Neve

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Storia Di Neve

Mauro Corona

Anno: 2008

Trama: La prima parte del romanzo è ambientata nell'inverno del 1919, a Erto, luogo sempre ricorrente nei libri dell'autore. Neve Corona Menin è l'unica bambina ad essere nata in quell'inverno gelido che sembra rendere impossibile la vita fuori di casa. Ciononostante, pare che la bambina non risenta assolutamente del freddo e preferisce rimanere scoperta piuttosto che avvolta nelle coperte. I genitori sono Maria e Felice Corona Menin; quest'ultimo, inoltre, avrà un ruolo chiave nello svolgimento di tutta la vicenda. Data la sua sopportazione al freddo e il fatto che abbia una pelle candida come la neve, i neogenitori decidono dunque il nome adatto a lei: Neve. La fanno battezzare non senza una forte riluttanza da parte di Don Chino, il prete del paese, in quanto "nessun santo o madonna si è mai chiamato Neve": Felice decide però di minacciare il prete con un ronchetto (e qui vengono fuori buona parte della sua cattiveria e della sua insensibilità): o battezzerà la bimba con quel nome o lui gli reciderà la gola. La bimba viene dunque chiamata Neve. Col passare dei giorni, i genitori (ma non solo loro) cominciano a sospettare che la loro bambina non sia una bambina come tutte le altre, ma che abbia un dono speciale, come una specie di santa o addirittura la Madonna scesa sulla Terra. In principio, quando Felice fa sparire i cuccioli della loro cagna e questa si porta Neve all'aperto come se fosse sua figlia, una creatura da accudire, i genitori vedono come resista al freddo, alle intemperie e alla neve. La bimba resta fuori per buona parte della notte prima che la si ritrovi accanto alla cagna. Questo il primo sospetto. La conferma viene poi pochi giorni dopo; un ragazzino, camminando, marcia sopra una pozzanghera ghiacciata. Rompe la superficie di ghiaccio e vi scivola dentro. Col rischio di morire assiderato raggiunge la casa di un falegname, il quale gli offre qualcosa di caldo da bere delle coperte, ma purtroppo non sembra essere sufficiente. La situazione di Matteo (nome del ragazzo), infatti, nei giorni successivi peggiora, con forti e terribili attacchi di febbre. La madre del ragazzo, non particolarmente convinta di ciò che ha in mente ma disposta a tutto per aiutarlo a guarire, decide di tentare una cosa che sembra inizialmente assurda: condurlo a casa dei coniugi Menin e chiedere di far passare una mano di Neve sul corpo del giovane. Così facendo, si reca dai Menin e spiega loro la situazione. Ovviamente anche loro sono scettici al riguardo, così come alcune donne anziane presenti nella stanza che recitano il rosario, ma anche loro credono che, in fondo, tentare non costi nulla. Maria passa così una mano di Neve sul corpo bollente e febbricitante di Matteo, assistito dalla madre Marianna la Bolp. In pochi minuti, tutto il corpo del ragazzino si raffredda come se avesse passato una notte all'addiaccio nella neve. Risvegliandosi e resosi conto di essere nella casa dei due neo-coniugi, sostiene di essere guarito tra l'incredulità e la contentezza generale, ma anche di aver fatto un incubo spaventoso per tutto il tempo in cui è rimasto malato. Decide dunque di raccontarlo: si era ritrovato in un terrificante luogo fatto esclusivamente di ghiaccio. Una strada e gigantesche montagne ai suoi lati. Al di là di quelle pareti trasparenti e gelide, il ragazzo aveva visto migliaia, forse milioni, di uomini e di donne condannati a supplizi spaventosi, tra oggetti di ghiaccio che procuravano loro la morte. Tutto si ripeteva all'infinito, senza mai cessare, eterno proprio una pena infernale. E tra quei volti straziati, Matteo ha riconosciuto persone che avevano abitato Erto. Giunto più avanti raggiunge una sorta di gigantesco trono sul quale capeggia una donna anziana, dall'aspetto orripilante, che dichiara di essere la strega Melissa. Su di lei volteggia, e in certi le entra nel corpo,una bambina di pochi mesi. La strega spiega dunque al ragazzo che quello che ha appena visto è un Inferno di ghiaccio nel quale chi vi giunge, resta lì per cinquecento anni a patire le pene che l'hanno condotto alla morte. Dopodiché trasmigra direttamente all'Inferno vero e proprio, quello di Satana. Spiega anche la sua tramutazione in strega: prima dei tredici anni, ella non aveva mai provato odio per nessuno ed era buona e gentile con tutti. Poi, a quell'età, il padre e quattro amici di quest'ultimo la violentarono. Da allora in poi la ragazza cambiò radicalmente, dopo aver ricevuto degli insegnamenti da parte di una strega: il padre e i suoi quattro amici morirono dopo lunghe e atroci sofferenze e nella sua vita Melissa fu sempre e solo al servizio del Male. Dopo la sua uccisione, la strega scese a patti con Satana: viste le condizioni della sua morte, Melissa gli propone di avere un proprio Inferno personale, fatto esclusivamente di ghiaccio, in contrapposizione all'Inferno vero e proprio. Le persone malvagie di Erto, dopo la morte, dovranno passare in quel luogo raccapricciante cinquecento anni, dopodiché le loro anime verranno trasferite al vero Inferno. Questa è la maledizione della strega Melissa. Inoltre, la stessa indica al ragazzo che cinque ertani, quattro uomini e una donna, dovranno morire nel giro di un anno per sua volontà. Raccomanda inoltre al ragazzo di salvaguardare Neve da Felice. Al risveglio, Matteo si è completamente ristabilito ed è guarito, con immenso stupore e felicità dei presenti; a questi racconta tutto ciò che ha visto nell'Inferno di Melissa, fatta eccezione per ciò che riguarda il rapporto tra Felice e Neve, per evitare sospetti da parte di quest'ultimo. Nel corso dell'anno, oltre al miracolo della guarigione di una donna ustionata da acqua bollente, sempre da parte del tocco di Neve, accade esattamente ciò che Melissa aveva predetto.


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