Le Fiabe Di Beda Il Bardo

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Le Fiabe Di Beda Il Bardo

Joanne Kathleen Rowling

Anno: 2008

Trama: In tutto nel libro vi sono cinque fiabe, quattro delle quali citate nei libri della saga. Alla fine di ogni fiaba ci si riscontra con le annotazioni e i commenti scritti da Albus Silente. Una nuova traduzione è stata affidata a Hermione Granger e gode della gentile concessione di pubblicazione della professoressa Minerva McGranitt, attuale preside di Hogwarts, per le nuove generazioni di maghi e Babbani.

Il Mago e il Pentolone Salterino: La storia racconta che un anziano mago, che è sempre stato benevole nei confronti dei propri vicini babbani, muore improvvisamente e lascia i suoi averi al figlio. Questi, però, è un giovanotto disinteressato nell'aiutare gli altri e l'unica eredità che riceve dal padre è un vecchio pentolone con dentro una pantofola. I vicini cominciano a chiedere incantesimi per i loro problemi, ma il giovane si rifiuta di eseguirli. Improvvisamente, si ritrova con il pentolone del padre vivo e con una gamba sola in metallo, che sembra contenere in sé i problemi degli altri. Dopo vari malanni del fastidioso artefatto, il giovane mago si decide ad offrire aiuto ai vicini e, finito il lavoro, partirà verso il tramonto con il pentolone che gli saltella a fianco, con la pantofola che attutisce il rumore del piede salterino in metallo.
La prima fiaba di Beda, secondo le annotazioni di Silente, viene abbastanza criticata. Questo per via della lezione impartita dalla fiaba stessa, ovvero la tolleranza e la cura verso la gente non magica, comunemente nota dai maghi come Babbani. Infatti Beda non era al passo con i suoi tempi, visto che nel quindicesimo secolo erano note le cacce alle streghe da parte dei Babbani. Ciò ha portato nei maghi il disprezzo verso di essi e coloro che, nonostante la superiorità data dalle innate abilità magiche, vi si relazionavano. Addirittura esiste un'altra versione della fiaba, secondo cui un mago perseguitato dai suoi vicini Babbani fa scatenare il suo Pentolone gigantesco, che ingoia tutti gli abitanti; alla fine, arrivando ad un compromesso, il mago viene lasciato agire nei suoi esperimenti magici mentre il Pentolone rigetta fuori le sue vittime. Sembra che ancora oggi diverse famiglie di pensiero anti-Babbano continuino a raccontare questa versione ai loro figli. La fiaba venne anche modificata da Beatrix Bloxam (1794-1910) nel suo libro Le Fiabe del Funghetto in una versione tutta smancerie, con l'ovvia intenzione di preservare l'innocenza dei bambini. Tale scopo non venne mai raggiunto dato che i bambini maghi, nel leggerle, vennero affetti da attacchi di nausea e vomito tali che portarono alla proibizione del libro.


La Fonte della Buona Sorte: La seconda fiaba narra le avventure di tre streghe, Asha, Altheda e Amata, e di un cavaliere Babbano, Messer Senzafortuna. Tutti e quattro erano infelici: Asha era malata incurabilmente, Altheda era stata derubata da uno stregone, Amata era stata abbandonata dal suo amore e il cavaliere era (come dice il nome) sfortunato. Per lenire il dolore, i quattro decidono di dirigersi alla Fonte della Buona Sorte. Superano tre sfide e le superano brillantemente pagando ognuno il proprio passaggio. Arrivati alla Fonte, ma prima ancora di bagnarvisi Altheda guarisce Asha. Altheda capisce di poter essere utile da guaritrice per togliersi dalla povertà. Amata, che nell'ultima prova ha ceduto i ricordi del suo amato, si rende conto di non soffrirne più della perdita. Messer Senzafortuna è allora il vincitore. Bagnandosi nelle acque, chiede la mano ad Amata. I quattro se ne vanno, ignari che in realtà la Fonte non abbia mai posseduto poteri magici.
La seconda storia di Beda viene dichiarata abbastanza popolare tra i piccoli maghi, un classico nel suo genere. Così popolare che si provò ad inscenare una recita a Hogwarts durante gli anni in cui Silente era insegnante di Trasfigurazione e Dippet era Preside. Purtroppo venne ricordata come disastrosa e unica del suo genere (non se ne fecero altre dopo questa); tale disastro venne provocato sia dal problema del triangolo sentimentale tra gli allievi-attori Amata, Messer Senzafortuna e Asha, sia dal fatto che la Serpe (un Ashwinder sottoposto ad un Incantesimo di Ingozzamento) esplose insieme ale sue uova deposte sotto il palco, rovinando la Sala Grande e provocando non pochi feriti. Nonostante la popolarità anche la fiaba aveva il suo numero di detrattori, come Il Mago e il Pentolone Salterino. Questo dovuto ad una serie di lamentele riguardo il matrimonio tra maghi e Babbani incarnato da Amata e Messer Senzafortuna, lamentele soprattutto sottoposte da Lucius Malfoy, il padre di Draco. Il rifiuto di Silente di bandire tale storia da Hogwarts porteranno alla forte rivalità tra Malfoy e questi visti nella serie.


Lo Stregone dal Cuore Peloso: La terza fiaba è la più oscura delle cinque. Racconta delle vicende di Warlock, uno stregone che disprezzava l'amore e che per isolarsi da qualunque legame affettivo si inabissò nelle Arti Oscure. Dopo molti anni, lo stregone sentì due servi parlare di lui, l'uno provando pietà l'altro deridendolo. Offeso e per ripicca, decise di trovare moglie, per sucitare l'invidia altrui. Il giorno dopo conobbe una bellissima strega e cominciò a corteggiarla, ritrovandosi però davanti al dubbio di lei per l'improvviso cambiamento. Ad una festa, lei gli confidò che avrebbe ricambiato il suo amore se avesse dimostrato di avere un cuore. Warlock la portò ai sotterranei del suo castello, dove in uno scrigno di cristallo vi era rinchiuso il suo cuore, peloso e deforme. Lei gli chiese di rimetterlo al suo posto e lui così fece. Alla festa gli invitati, non trovando i due, li cercano dappertutto. Alla fine trovarono Warlock con il cuore della strega in mano e il corpo di lei ai suoi piedi. Voleva sostituire il suo cuore con quell'altro, ma il cuore era selvaggio e si rifiutava di abbandonare il corpo. Così Warlock se lo strappò di petto e, con entrambi i cuori in mano, morì.
La fiaba non ha mai ricevuto critiche come le due precedenti. Anzi la sua versione è rimasta del tutto intatta nei seguenti secoli. Secondo Silente questo è dovuto al fatto che la fiaba porta come memento di non abusare della Magia Oscura, né oltrepassarne i limiti che porterebbero alla degenerazione umana. Inoltre si parla della ricerca dell'uomo per l'immortalità, sottolineata dall'orribile somiglianza con la creazione degli Horcrux. Tuttavia la fiaba viene raccontata ai bambini solamente quando sono abbastanza grandi da non avere incubi di ogni sorta. La Bloxam mancò di citare questa fiaba nella sua opera perché non seppe mai adattarla per le piccole orecchie dei bambini, fatto notevolmente influenzato dal trauma avuto sentendo il racconto da parte di sua zia ad una sua cuginetta, origliando alla porta.


Baba Raba e il Ceppo Ghignante: Questa è la più divertente delle storie di J. K. Rowling. In un regno lontano un Re, avido e folle, decide di tenersi tutta la magia per sé. Così forma una Brigata di Cacciatori di Streghe e cani da caccia per catturare maghi e streghe, e decide di apprendere la magia da parte di un istruttore. La comunità magica si nasconde, sennonché un ciarlatano, avido di ricche ricompense, si presenta come mago alla corte del Re. Con stupidi trucchi, l'imbroglione "istruisce" il Re alla magia. Ma, un giorno, una lavandaia del re, Baba, ride degli sciocchi trucchi del Re. Questi, offeso, dichiara che avrebbe eseguito degli incantesimi davanti a tutto il popolo: se il popolo lo avesse deriso, lui avrebbe condannato a morte il ciarlatano. Il ciarlatano è rassegnato e, infuriato, si dirige alla casa di Baba; ma, spiandola, scopre che Baba è una vera strega. A questo punto minaccia di denunciarla se lei non eseguirà tutti i trucchi del Re. Baba accetta. Quando arriva il gran giorno, il Re fa sparire un cappello e levitare un cavallo (tutti incantesimi che in realtà sono opera di Baba). Ma quando il Re vuole resuscitare un cane avvelenato fallisce nell'impresa, facendo ridere il popolo. Terrorizzato, il ciarlatano denuncia Baba e tutti la inseguono. Improvvisamente si fermano sotto un albero ghignante e il ciarlatano ordina che venga abbattuto. Ma il ceppo, che è Baba, ghigna e avverte che maghi e streghe non muoiono se segati in due: chiede di provarlo sul ciarlatano, che impaurito confessa tutto. Dopo che quest'ultimo finisce in prigione, Baba chiede al Re la fine alla caccia alle streghe e una sua statua dorata. Il Re, umiliato, esegue gli ordini. Alla fine, mentre tutti se ne vanno via, un coniglio con una bacchetta in bocca esce dal ceppo e se ne va. Nessuno cacciò più i maghi e le streghe da quel regno.
Silente afferma che la storia è in un certo senso la più realistica tra le altre. Si viena a sapare di una delle regole fondamentali della magia: nessun incantesimo riporta in vita i morti. Molti bambini maghi rimangono delusi sentendosela raccontare, credendo che i propri genitori riportassero in vita i propri animaletti domestici morti. Altra novità fu l'introduzione letteraria degli Animagus, maghi capaci di trasformarsi in animali, anche se un po' libero come argomento (Beda vuole dare a vedere che gli Animagi riescono a parlare nella forma animale, cosa mai riscontrata). Un'altra caratteristica di questa particolare fiaba è l'ignoranza dei Babbani riguardo i poteri di un mago, ignoranza che secondo l'autore bisognerebbe perdonargli invece di abbandonare i propri simili non magici.


La storia dei tre fratelli: C'erano una volta tre fratelli che viaggiavano lungo una strada tortuosa e solitaria al calar del sole. Dopo un po' i fratelli giunsero ad un fiume troppo pericoloso da attraversare. Essendo versati nelle arti magiche ai tre fratelli bastò agitare le bacchette per costruire un ponte. Ma prima di poterlo attraversare, trovarono il passo sbarrato da una figura incappucciata: era la morte. Si sentiva imbrogliata perché di solito i viaggiatori annegavano nel fiume. Ma la morte era astuta: finse di congratularsi con i tre fratelli per la loro magia e disse che meritavano un premio per la loro abilità a sfuggirle. Il maggiore chiese una bacchetta più potente di qualsiasi altra al mondo, così la morte gliene fece una da un albero di sambuco che era nelle vicinanze. Il secondo fratello decise di voler umiliare la morte ancora di più e chiese il potere di richiamare i propri cari dalla tomba, così la morte raccolse una pietra dal fiume e gliela offrì. Infine la morte di rivolse al terzo fratello, un uomo umile, lui chiese qualcosa che gli permettesse di andarsene da quel posto senza essere seguito dalla morte e così la morte con riluttanza gli consegnò il proprio mantello del invisibilità. Il primo fratello raggiunse un lontano villaggio armato della bacchetta di sambuco e uccise un mago con cui in passato aveva litigato. Inebriato dal potere che la bacchetta di sambuco gli aveva dato, si vantò della sua invincibilità... ma quella notte un altro mago rubò la bacchetta e per buona misura gli tagliò la gola. E così la morte chiamò a se il primo fratello. Il secondo fratello tornò a casa, tirò fuori la pietra, la girò tre volte nella mano. Con sua gioia la ragazza che aveva sperato di sposare prima della di lei morte prematura, gli apparve. Ma presto ella divenne triste e fredda perché non apparteneva al mondo dei mortali. Reso folle dal suo desiderio il secondo fratello si tolse la vita per unirsi a lei. E così la morte si prese il secondo fratello. Riguardo al terzo fratello, la morte lo cercò per molti anni ma non fu mai in grado di trovarlo. Solo quando ebbe raggiunto una veneranda età, il fratello più giovane si tolse il mantello dell'invisibilità e lo donò a suo figlio, poi salutò la morte come una vecchia amica e andò lieto con lei, congedandosi da questa vita da pari a pari. La storia, riportata per intero nel settimo libro e importante tematica che ricopre in quest'ultimo, ha impressionato molto Silente. La lezione impartita da Beda sta nel fatto che nessuno può sconfiggere la Morte ed evitarla. Però ironicamente e contrario ai suoi principi nascerà la leggenda dei Doni della Morte, tre oggetti dagli incredibili poteri che danno al suo fortunato possessore 'padrone della morte', inteso come invulnerabile o immortale. Ricerca che caratterizzerà le fasi storiche successive del racconto fino alle ultime vicende della serie.


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